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Come nasce il matrimonio?

Se avete deciso di sposarvi dovreste saperlo

Con il termine matrimonio si intende un legame fra due persone finalizzato alla formazione di una famiglia.

L'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo afferma:

Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi
.

Etimologia
La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium, ossia dall'unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere; il matrimonium era nel diritto romano un "compito della madre", intendendosi il matrimonio come un legame che rendeva legittimi i figli nati dalla unione. Analogamente la parola patrimonium indicava il "compito del padre" di provvedere al sostentamento della famiglia.

In ogni caso, l'utilizzo del termine con riferimento all'unione nuziale si sviluppò con il diritto romano nel quale si diede riconoscimento e corpo al complesso delle situazioni socio-patrimoniali legate al matrimonium.


Definizione di matrimonio
La definizione del matrimonio è strettamente connessa alla cultura cui si riferisce, e al periodo storico. In molti casi essa passa per la legittimazione giuridica, sociale o religiosa di una relazione fra due individui che potrebbero anche già aver contratto di fatto questo genere di legame. Le motivazioni che portano all'ufficializzazione formale di una relazione sono di vario genere, e solitamente non sono uniche: motivazioni sentimentali o sessuali che necessitano di un'approvazione sociale o religiosa, motivazioni economiche, patrimoniali o politiche che invece richiedono una legittimazione giuridica e quant'altro.


Forme ed effetti del matrimonio
Il matrimonio ha effetti sull'economia dei soggetti interessati (che presso la maggior parte delle società, con esso, costituiscono un "nucleo familiare"), sulla condizione giuridica e sociale dei figli e dei coniugi.


Il matrimonio e la famiglia
Il concetto di matrimonio è legato a quello di famiglia: i due coniugi formano un nucleo familiare che spesso in seguito si espande con i figli.

Il matrimonio è stato tradizionalmente un prerequisito per creare una famiglia, che solitamente costituisce un mattone costruttivo di una comunità o società. Perciò, il matrimonio non solo serve gli interessi di due individui, ma anche gli interessi dei loro figli e della società di cui fanno parte.

Nell'occidente la famiglia nucleare, intesa come comunità in cui vivono i due sposi con i loro figli, è sempre stata la forma più comune, riconosciuta già nel diritto romano.

La maggior parte delle società non occidentali ha una definizione più ampia di famiglia, che comprende una rete familiare estesa e comprendente persone di diverso genere. In alternativa i coniugi possono essere senza figli per infertilità o per scelta.

Diritti e doveri
Il matrimonio conferisce diritti e doveri circa la nascita di bambini, le proprietà, i legami di parentela, l'appartenenza tribale, le relazioni con la società, l'eredità, e anche in relazioni più private quali il comportamento sessuale, l'intimità e l'amore.

Il matrimonio talvolta: stabilisce il padre legale del figlio di una donna; stabilisce la madre legale di un uomo; dà il controllo al marito o alla sua famiglia della sessualità, lavoro e/o proprietà della moglie; dà il controllo alla moglie o alla sua famiglia della sessualità, lavoro e/o proprietà del marito; stabilisce proprietà comuni a favore dei figli; stabilisce una relazione tra le famiglie del marito e della moglie. Nessuna società fa tutte queste cose contemporaneamente; nessuna di queste è universale (vedi l'articolo di Edmund Leach in "Marriage, Family, and Residence," edito da Paul Bohannan e John Middleton).


Regolazione dei rapporti sessuali
Nel mondo ebraico, musulmano o cristiano cattolico, ma anche in altre società con diverse matrici culturali e religiose, il matrimonio è per tradizione un prerequisito per i rapporti sessuali, finalizzate comunque alla legittimazione di una prole in grado di ereditare il patrimonio familiare: si suppone che persone non sposate non debbano avere pratiche sessuali (in tal caso definite fornicazione) al di fuori del matrimonio e tale pratica è socialmente scoraggiata o addirittura criminalizzata. In alcuni casi vengono prese misure precauzionali estreme, soprattutto nei confronti delle donne, come l'infibulazione.

Il concetto di dovere coniugale stabilisce che è diritto di entrambi i coniugi avere rapporti sessuali con il proprio sposo, e che quindi è dovere di ciascuno avere rapporti sessuali con l'altro.

Nella maggior parte degli Stati occidentali buona parte della popolazione accetta da tempi relativamente recenti praticare sesso o formare famiglie al di fuori del matrimonio. È anche considerato normale accettare il matrimonio religioso in caso di gravidanza della donna.

Il sesso con una persona sposata diversa dal proprio coniuge, detto adulterio, è nella maggior parte delle società meno accettabile e rimane in molti casi comportamento biasimato e talora criminalizzato.


Restrizioni al matrimonio
Molte società nel mondo hanno tradizionalmente posto restrizioni al matrimonio tra consanguinei (endogamia), al matrimonio con più persone (poligamia), ed a matrimoni fra persone dello stesso sesso (matrimoni omosessuali).


Il riconoscimento del matrimonio
Lungi dal limitarsi a questione privata fra i coniugi, il matrimonio è storicamente sempre registrato come atto pubblico, momento di formalizzazione pubblica verso i terzi e verso le istituzioni dell'unione coniugale. Diverso è ovviamente il tipo di riconoscimento, di registrazione, di presa d'atto dagli ordinamenti giuridici e dalle comunità religiose, originandosi in questa differenza una sostanziale diversità di considerazione.

Le coppie solitamente cercano il riconoscimento sociale del loro matrimonio, e molte società richiedono l'approvazione ufficiale da parte di un ente religioso o civile. I sociologi distinguono così tra una cerimonia di matrimonio condotta in base ad una religione e a matrimonio civile, sancito dallo stato.

Il matrimonio, nella maggioranza delle società, è un istituto giuridico e può assumere rilevanza anche nella religione: in alcuni culti ha anche valore di sacramento, e comunque in genere rappresenta un momento di notevole importanza per i fedeli interessati e per la comunità religiosa di riferimento. Si parla pertanto di matrimonio civile in relazione al rito celebrato ai soli fini giuridici, e di matrimonio religioso o confessionale quando il rito sia celebrato da un ministro del culto. In alcuni ordinamenti giuridici è previsto il riconoscimento (talvolta meramente ricettizio) del rito religioso, cui possono attribuirsi effetti civili (spesso a condizione che sia richiesto).

Il modo in cui un matrimonio viene sancito è cambiato nel tempo, così come l'istituzione stessa del matrimonio.

In molte giurisdizioni la cerimonia del matrimonio civile può aver luogo durante la cerimonia del matrimonio religioso, sebbene si tratti di due entità distinte. Nella maggior parte degli stati occidentali il matrimonio può essere celebrato da un sacerdote, ministro o autorità religiosa; in tal caso l'autorità religiosa agisce simultaneamente come autorità religiosa e come ufficiale dello stato. È quanto avviene anche in Italia con l'istituto del matrimonio concordatario, per cui la semplice celebrazione cattolica può avere anche gli effetti civili (attraverso la sua trascrizione). In alcuni paesi come la Francia, la Germania e la Russia, è necessario essere sposati dallo stato prima di avere una cerimonia religiosa.

Alcuni stati ammettono matrimoni civili che non sono ammessi in molte religioni, come i matrimoni omosessuali o le unioni civili e il matrimonio può essere anche non formalmente celebrato ma sancito per legge come nei matrimoni di fatto (common-law marriage) o matrimoni informali, un istituto storicamente presente in molte culture che prevede un riconoscimento formale degli effetti del matrimonio per coppie che vivono insieme anche senza la celebrazione effettiva del rito. Vi sono viceversa esempi di persone che celebrano un rito religioso che non è civilmente riconosciuto. Tali esempi comprendono le vedove che perderebbero il diritto alla pensione nel caso si risposino e scelgono un rito solo religioso, coppie omosessuali, alcuni gruppi di Mormoni che ammettono la poligamia, coppie in pensione che perderebbero i benefici se legalmente sposate, uomini musulmani che desiderano praticare la poligamia che è ammessa sotto alcune condizioni nell'Islam e immigrati che non vogliono far sapere alle autorità che si sposano o per la sposa che lasciano in patria o per la complessità delle leggi dell'immigrazione che possono rendere difficile la visita delle spose con un visto turistico.

Di pari passo con le diverse concezioni sociali di matrimonio, vanno i suoi diversi riconoscimenti legali nei vari paesi per effetto dell'assunzione negli ordinamenti dei canoni sociali. Nei tempi moderni, il termine matrimonio viene generalmente riservato a un'unione approvata dallo stato. La locuzione legalmente coniugato/a può essere usata per enfatizzare questo aspetto.


Scioglimento del matrimonio
Alcune società contemplano che il legame matrimoniale possa giungere ad una conclusione anche in casi diversi dalla morte di almeno uno dei coniugi, e ammettono l'istituto del divorzio.

Col divorzio il matrimonio resta celebrato (in senso civile), ma i suoi effetti vengono terminati per effetto di una decisione solitamente demandata ad un giudice.

Vi sono inoltre paesi (tra cui l'Italia) e religioni (ad esempio quella cattolica) che consentono l'annullamento, col quale il matrimonio risulta come mai celebrato a causa di talune condizioni che ne avrebbero viziato la correttezza originaria.


Il matrimonio nella legge italiana
Nell'ordinamento giuridico italiano la materia del matrimonio è regolata dal cosiddetto "Diritto di famiglia".

La Costituzione italiana dedica alla famiglia tre articoli (collocati all'interno del Titolo II intitolato "Rapporti etico-sociali").

L'art. 29 stabilisce che

"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare".
L'art. 30 stabilisce che

"È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità".
L'art. 31 stabilisce che

"La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo".
In Italia sono previste due forme di matrimonio, quello civile e quello religioso con effetti civili. I matrimoni religiosi i cui effetti sono riconosciuti civilmente dallo stato italiano sono quello celebrati davanti a un ministro di culto della confessione religiosa che ha stipulato una intesa con lo stato italiano. Il matrimonio cattolico valido solo ai fini religiosi viene definito matrimonio canonico. Attualmente sono riconosciuti i matrimoni celebrati davanti a ministri di culto delle seguenti confessioni religiose:

Chiesa cattolica (matrimonio concordatario);
Tavola valdese;
Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno;
Unione delle Comunità ebraiche italiane;
Assemblee di Dio in Italia (ADI);
Unione Battista;
Chiesa Evangelica Luterana in Italia.
Il 4 aprile 2007 la Repubblica Italiana ha stipulato intese con alcune organizzazioni religiose che prevedono, tra l'altro, il riconoscimento degli effetti civili dei matrimoni religiosi celebrati davanti ai ministri di culto delle rispettive organizzazioni religiose. Tuttavia queste intese non sono state ancora sottoposte al Consiglio dei Ministri per la successiva trasmissione al Parlamento per la conseguente ratifica. Le intese riguardano i rapporti tra la Repubblica Italiana e le seguenti organizzazioni religiose:

Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia ed Esarcato per l'Europa Meridionale (cristiani ortodossi che si riconoscono nel Patriarcato di Costantinopoli);
Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova;
Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni);
Unione Induista Italiana, Sanatana Dharma Samgha.
Nessuna intesa è stata ancora raggiunta tra le organizzazioni islamiche in Italia e Repubblica Italiana per attribuire effetti civili ai matrimoni islamici. Le difficoltà nascono dalla mancanza di una organizzazione unitaria degli islamici in Italia, dall'assenza di un ministro di culto tra gli islamici e da resistenze politiche.


Il matrimonio nelle varie culture

Matrimonio tra consanguinei (esogamia ed endogamia)
La società ha sempre posto restrizioni al matrimonio tra parenti, sebbene il grado delle relazioni proibite vari notevolmente. Gli antropologi si riferiscono a questo genere di restrizioni con il termine di esogamia. Tali restrizioni sono relative al tabù dell'incesto. Gli antropologi hanno segnalato che il tabù dell'incesto può servire per promuovere la solidarietà sociale. In quasi tutte le società il matrimonio tra fratelli e sorelle è vietato, con rare eccezioni quali l'Antico Egitto, la società Hawaiiana, e gli Inca. In molte società il matrimonio tra cugini di primo grado è preferito, mentre all'estremo opposto, la chiesa cattolica medievale proibiva il matrimonio tra cugini lontani. La chiesa cattolica odierna mantiene tuttora uno standard di distanza richiesta (sia in consanguineità che in affinità) per il matrimonio. Nella comunità induista, specialmente nella casta dei Brahmini, è vietato sposare persone dello stesso Gothra, visto che persone dello stesso Gothra sono dette avere la stessa discendenza patriarcale. Nell'antica India quando era valido il Gurukul, lo shishyas (il pupillo) era sconsigliato dallo sposare i figli del Guru siccome lo shishyas era considerato figlio del Guru e sarebbe stato un matrimonio tra fratelli (sebbene ci fossero eccezioni come Abhimanyu, il figlio di Arjuna, sposando Uttara, l'apprendista ballerina di Arjuna nel poema epico Mahābhārata). Molte società hanno adottato anche altre restrizioni su chi può sposarsi, come il divieto di sposare persone con lo stesso cognome o persone con lo stesso animale sacro.

Inversamente, alcune società richiedono che il matrimonio avvenga all'interno di un certo gruppo. Gli antropologi si riferiscono a queste restrizioni con il termine di endogamia. Nell'Antico Egitto, il matrimonio tra fratelli e sorelle era ammesso solo nella famiglia reale; questo privilegio era negato al popolo comune e potrebbe essere servito per concentrare salute e potere in una famiglia. Un esempio di endogamia potrebbe essere la necessità di sposare un appartenente alla stessa tribù. Le leggi razziali adottate da alcune società nel passato, come la Germania Nazista, il Sudafrica dell'apartheid e gran parte degli stati meridionali degli USA prima del 1967, che proibivano il matrimonio tra persone di diversa razza (miscegenazione) potrebbero anch'esse essere considerate esempi di endogamia.


Matrimonio combinato
Un matrimonio combinato (o 'di convenienza') è un'unione facilitata da procedure formali da parte di famiglie o gruppi politici. Un'autorità responsabile stabilisce o incoraggia le nozze. L'autorità potrebbe essere costituita dai genitori, dalla famiglia, una figura religiosa o il consenso generale. Le prime due spesso iniziano il processo con la pressione informale e sociale mentre le ultime due cominciano spesso con un sistema od una dichiarazione formale. In entrambi i casi, l'autorità ha un veto vincolante sul matrimonio, e questo sistema è socialmente supportato dal resto della comunità, così che negarlo comporta conseguenze drastiche ed estreme. Una volta dichiarato, un impegno è implicito, che diviene esplicito con una seguente cerimonia formale. Coloro i quali appoggiano le nozze combinate affermano frequentemente che è una tradizione, che si basa sulla morale sociale e che è un bene per le famiglie coinvolte.

In molte zone del mondo, quando una donna non ha ancora raggiunto la pubertà il padre organizza un matrimonio per lei in cambio di una "offerta di matrimonio", anche ad un uomo del doppio della età di lei. La donna aveva poco o niente da dire nelle trattative per il matrimonio, le quali potevano occorrere anche senza che ne venisse a conoscenza.

Coloro che credono nel matrimonio romantico criticheranno spesso le nozze combinate, considerandole come opprimenti, disumane o immorali. I difensori di questi matrimoni dissentono, riferendosi spesso a culture nelle quali il tasso di successo di queste forme è alto e sostenendo che quasi tutti le coppie imparano ad amarsi e prendersi cura l'uno dell'altro molto profondamente.

Coloro che credono nel matrimonio di convenienza formulano anche delle critiche verso il matrimonio romantico, dicendo che è a breve termine, eccessivamente basato sulla lussuria o immorale. I sostenitori ribattono che è meglio possedere un legame sentimentale prima di prendere un impegno vitalizio.

Le culture che aspirano a creare relazioni dopo che le coppie si sono sposate sono quelle con pratiche istituzionalizzate di matrimoni combinati. Le culture le quali giungono a pensare che le nozze dovrebbero essere provate solamente dopo che una compatibilità di breve termine è stata provata adottano i matrimoni romantici. È opinabile quale dei due metodi sia più corretto o quale idee sul matrimonio siano più giuste: le assunzioni sottostanti sono differenti. Molte critiche dell' "altra" forma di matrimonio sono basate su malintese ipotesi a proposito del matrimonio, fatte da differenti punti di vista culturali e in base a ciò che differenti gruppi di persone ritengono debba essere il matrimonio.


Matrimonio forzato
Per matrimonio forzato si intende un matrimonio in cui una o entrambe le persone coinvolte, bambini o adulti, vengono fatte sposare contro la propria volontà. Alcune culture tradizionali praticano ancora il matrimonio per rapimento, una forma di matrimonio forzato in cui una donna che è rapita e stuprata da un uomo è poi considerata sua moglie. Questa pratica è limitata ad alcune culture tradizionali in un piccolo numero di paesi[senza fonte], ed è generalmente considerata ripugnante da altre culture. Ci sono diversi esempi nella mitologia greca e romana. In Grecia, il rapimento di Persefone da parte di Ade, di Dafne e Leucotoe da parte di Apollo, di Cassandra da parte di Aiace di Locride, di Auge da parte di Eracle, di Andromaca da parte di Ettore e Neottolemo, e di Polissena sempre da parte di Neottolemo, di Climene da parte di Acamante. A Roma, il ratto delle sabine.

La "fuitina" ("piccola fuga" in lingua siciliana) è un esempio di matrimonio per rapimento, ma in questo caso si presume che rapitore e rapita siano complici per sfuggire all'opposizione della famiglia di lei all'unione in matrimonio. Essa consiste nella fuga dei futuri sposi per avere rapporti sessuali come tra marito e moglie: essendo in questo modo la donna "compromessa", la sua famiglia "dovrà" accettare il matrimonio come "riparatore". Tipico esempio sono le canzoni popolari messicane del XIX secolo[senza fonte]. Tale fuga prematrimoniale, in uso fino a tempi recenti specialmente nelle regioni del sud Italia, veniva compiuta talvolta in accordo con una o entrambe le famiglie dei transfughi le quali, in tale frangente, sono giustificate alla celebrazione di immediate nozze riparatrici, prive dei rituali e costosi ricevimenti.

Matrimonio nullo se sterile
Alcune tradizioni ammettevano che una donna che avesse fallito nel dare un figlio potesse essere restituita al padre. Ciò rifletteva l'importanza di avere figli e di estendere la famiglia per protrarre le generazioni.


Matrimonio omosessuale
I matrimoni legalmente sanciti sono generalmente condotti fra coppie eterosessuali. Di conseguenza alla maggior accettazione dell'omosessualità nelle culture Occidentali, sempre più Paesi (al momento Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Canada, Sudafrica, Norvegia, Svezia e 5 Stati USA) permettono anche ai gay di scegliere se contrarre matrimonio o meno col proprio partner. Ciò ha per contro generato qualche contraccolpo generale, soprattutto negli Stati Uniti, nazione tendenzialmente conservatrice, dove 31 stati hanno specificamente messo fuori legge matrimoni gay attraverso referendum popolari. A livello nazionale, in USA è in vigore dal '96 il Defense of Marriage Act che ha creato una definizione federale del matrimonio come istituto tra un uomo e una donna, oltre a permettere ad ogni Stato di non riconoscere i matrimonio di persone dello stesso sesso celebrati altrove. Sono state mosse argomentazioni per cui questo provvedimento sarebbe in conflitto con la stessa Costituzione statunitense, e potrebbe essere rovesciato su questa base; per tentare di evitare ciò, alcuni, compreso il Presidente George W. Bush, hanno appoggiato un emendamento della Costituzione federale per proibire i matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma questo emendamento è stato respinto dal Congresso. I sondaggi di opinione, che naturalmente variano molto a seconda delle nazioni e delle zone interne in cui ci si trova, indicano un crescente appoggio della lotta per permettere anche ai gay di contrarre matrimonio e un molto più vasto appoggio verso misure volte a tutelare maggiormente e anche riconoscere giuridicamente formazioni sociali al di fuori del matrimonio, siano esse a carattere omosessuale che eterosessuale. Nel mondo, il matrimonio viene sempre più spesso aperto alle coppie dello stesso sesso. Allo stato attuale, le coppie dello stesso sesso possono contrarre matrimonio in Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Canada, Sudafrica, Norvegia, Svezia e negli Stati USA del Massachusetts, Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire. Altri stati, invece, non celebrano matrimoni tra persone dello stesso sesso ma riconoscono quelli celebrati all'estero (Israele, Wyoming, New York e altri).

In Italia l'accesso al matrimonio è consentito solo alle coppie di sesso diverso.


Matrimonio precoce
Per matrimonio precoce s'intende un matrimonio in cui uno o entrambi gli sposi sono minorenni. In particolare, si parla di matrimonio precoce quando la sposa non ha ancora avuto il menarca. La diffusione dei matrimoni precoci oggi sembra essere una caratteristica dei paesi più' poveri e/o in guerra, come frutto di necessita' economica


Matrimonio riparatore
Nella Bibbia (Deuteronomio, 22,23-29) [4] si legge:

" (23)Se una fanciulla vergine e' fidanzata, e un uomo trovandola nella citta', si sara' giaciuto con lei, (24) siano condotti ambedue fuori della porta della citta' e siano lapidati, finché muoiano: la fanciulla perché, pur trovandosi in citta', non ha gridato, e l'uomo, perché ha violato la donna del suo prossimo. Togli così il male di mezzo a te. (25) Invece se un uomo trova una giovane fidanzata per i campi, e facendole violenza, si giace con lei, muoia soltanto l'uomo che e' giaciuto con quella; (26) ma non far nulla alla giovane, essa non ha commesso colpa degna di morte; e' come il caso di uno che assale il suo prossimo e lo uccide. (27) Infatti, egli ha trovato quella giovane fidanzata per i campi, ella puo' aver gridato, ma nessuno e' venuto in suo aiuto. (28) Se uno trova una fanciulla vergine, non fidanzata, l'afferra e si giace con lei, e verranno scoperti, (29) l'uomo che si sara' giaciuto con la fanciulla deve pagare al padre di lei cinquanta sicli d'argento ed ella sia sua moglie, perché egli l'ha disonorata, né la potra' mai rimandar via per tutta la sua vita "

Il versetto (29) e' una delle prime attestazioni del costume del "matrimonio riparatore": era concepito come una forma di risarcimento e di tutela per la donna, che avendo perduto l'onore, non sarebbe piu' potuta essere presa in moglie da nessun altro uomo; invece, come si puo' notare, la legge protegge la donna anche dall'eventualità di un ripudio successivo.

Il costume del matrimonio riparatore sopravvisse nella cultura occidentale fino a tempi molto recenti: in Italia fino al 1981, allorché un uomo commetteva, nei confronti di una donna nubile ed illibata, stupro o violenza carnale punibile con la pena prevista dall'art. 519 e segg. del codice penale, onde evitare il processo o al fine di far cessare la pena detentiva inflitta, poteva offrire alla ragazza il matrimonio riparatore facendo così cessare ogni effetto penale e sociale del suo delitto (art. 544 cod. pen., ora abrogato).

Lo stupratore, affinché potesse fruire del beneficio di legge, doveva offrire il matrimonio alla ragazza addossandosi altresì tutte le spese della cerimonia e senza poter pretendere alcuna dote. Se la ragazza rifiutava la riparazione offerta subiva il disprezzo sociale, e presumibilmente non si sarebbe più sposata[senza fonte]. Tale usanza è stata legalmente abolita attraverso la modifica dell'art. 544 del codice penale (art. 1 L. 5/8/1981 n°442).

La prima donna italiana a ribellarsi al matrimonio riparatore è stata la siciliana Franca Viola nel 1966, rifiutandosi di sposare il suo rapitore e stupratore.


Matrimonio spirituale con animali, piante o divinità
Vi sono testimonianze diffuse dall'India all'Irlanda per cui fra i popoli Indoeuropei vi era l'usanza di incoronare il re della tribù facendolo sposare con l'animale-totem.
Alcuni Indiani in India seguono un costume in cui lo sposo deve sposare una pianta augurale chiamata Tulsi prima di un secondo matrimonio per contrastare le predizioni malauguranti sulla salute del marito. Comunque, la relazione non viene consumata e non influenza la loro abilità di risposarsi in seguito. Si dovrebbe notare che questa norma non si trova in tutta l'India.
Il monachesimo cristiano (cattolico e ortodosso) contempla il matrimonio fra un essere umano e Dio.
Altre variazioni comprendono il matrimonio fra un essere umano vivente e uno spirito (Taiwan), fra due o più persone morte (Mormonismo), fra un essere umano vivente e un essere umano appena deceduto tra i quali c'era un legame sentimentale (Francia)[senza fonte].
Questi matrimoni, solitamente, non hanno il significato sociale del matrimonio ordinario e appartengono piuttosto al dominio della religione o (nel caso di cerimonie nuziali tra cani) al puro spettacolo.


"Matrimonio virtuale" on-line
Con l'avvento di Internet, si sta diffondendo non solo l'abitudine di filmare la cerimonia e di trasmettere il filmato via web [5], ma è di moda anche il "matrimonio virtuale" online[6], che non ha valore né religioso né civile.


Monogamia e poligamia
La monogamia (dal greco mònos, unico, e gàmos, nozze) è l'unione matrimoniale di due soli coniugi. La poligamia (dal greco poly, molto, e gàmos, nozze) è il rapporto stabilito tra un individuo di un sesso e due o più individui della stessa specie dell'altro sesso.


In alcuni paesi, molti dei quali africani o del mondo arabo, si pratica il matrimonio di un uomo con più donne (poliginia), mentre più raramente, ad esempio in alcuni paesi asiatici, si pratica il matrimonio di una donna con più uomini (poliandria). Ancora più raro è un matrimonio collettivo, che somma le caratteristiche della poliginia e poliandria (famiglia punalua). Le società che permettono i matrimoni di gruppo sono estremamente rare, ma sono esistite nelle società utopiche come la Comunità Oneida.


Monogamia "seriale"
Nella cultura Occidentale del XXI secolo, mentre la bigamia è illegale e le relazioni extra-matrimoniali sono generalmente malviste, il divorzio e successivo nuovo matrimonio sono relativamente facili da conseguire. Ciò ha condotto ad una pratica chiamata "monogamia seriale". La monogamia seriale di solito si riferisce a ciò che accade quando un marito divorzia da una moglie più vecchia sostituendola con una più giovane. La moglie più giovane è volgarmente definita come la "moglie trofeo" da chi disprezza tale costume. La pratica della monogamia seriale è simile alle pratiche osservate nelle società poligame.


Matrimonio temporaneo
Alcune comunità musulmane praticano il "Nikah mut'ah", o "sigheh", ovvero un matrimonio a tempo determinato. Vi e' un acceso dibattito interno sulla legittimità e l'opportunità di tale pratica.


Unioni civili
In aggiunta al matrimonio in alcuni stati sono state introdotte le unioni civili, per coppie di qualunque sesso o - a volte - solo per coppie dello stesso sesso. Le unioni civili sono riconosciute in Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Groenlandia, Islanda, Paesi Bassi, Belgio, Germania, Francia, Regno Unito, Nuova Zelanda, Lussemburgo, Andorra, negli stati USA del Vermont e del Connecticut e nello stato australiano della Tasmania; un crescente numero di stati e località negli USA, come il Maine, riconoscono i partenariati domestici, che offrono gli stessi diritti coniugali del matrimonio, a diversi gradi.


Matrimonio e religione
Molte religioni hanno numerosi insegnamenti riguardanti il matrimonio.

La maggior parte delle chiese cristiane danno una qualche forma di benedizione al matrimonio; la cerimonia di nozze tipicamente include una qualche forma di impegno da parte della comunità o della società in appoggio alla relazione della coppia. Nella Chiesa cattolica e nelle Chiese ortodosse il "santo matrimonio" è considerato uno dei sette sacramenti.

Nell'Ebraismo il matrimonio è visto come l'unione di due famiglie, prolungando pertanto la religione e l'eredità culturale del popolo ebraico. Anche l'Islam raccomanda caldamente il matrimonio; tra le altre cose (legittimo reciproca soddisfazione sessuale dei coniugi e procreazione), esso aiuta nel perseguimento della perfezione spirituale. L'Induismo vede il matrimonio come un sacro dovere che comporta obblighi religiosi e sociali. Per contro il Buddismo non incoraggia né scoraggia il matrimonio, sebbene insegni che una persona deve vivere una vita matrimoniale felice.

In generale, le religioni credono che i legami matrimoniali si esauriscano dopo la morte. Nel Mormonismo i fedeli anelano al Matrimonio eterno, una forma di matrimonio che permette di perpetrate i vincoli familiari anche dopo questa vita.


Matrimonio ed economia
L'aspetto economico del matrimonio è cambiato nel tempo. Storicamente, in molte culture la famiglia della sposa doveva provvedere a pagare una dote all'uomo per far sposare la propria figlia. Nelle altre culture, la famiglia dell'uomo doveva pagare un' "offerta di matrimonio" chiamata prezzo della sposa alla famiglia della donna per il diritto di sposarla. In alcune culture, doti e "offerte di matrimonio" sono ancora oggi richieste. In entrambi i casi, la transazione finanziaria ha luogo tra l'uomo (o la sua famiglia) e la famiglia della sposa; la sposa non prende parte alla transazione e spesso non ha scelta nel partecipare o meno al matrimonio.

In molti sistemi legali moderni, due persone che si sposano hanno la scelta tra separazione e comunione dei beni. Nell'ultimo caso, chiamato proprietà comune, quando il matrimonio finisce con il divorzio ognuno detiene la metà dei beni; se un partner muore, il partner sopravvivente detiene la metà dei beni e per l'altra metà dell'eredità si applicano le leggi relative.

I rispettivi obblighi di mantenimento, durante ed eventualmente dopo un matrimonio, sono regolati nella maggior parte delle giurisdizioni; vedi alimenti.

È possibile analizzare l'istituzione del matrimonio usando la teoria economica; vedi David Friedman, Teoria dei Prezzi: Capitolo 21: The Economics of Love and Marriage.


Storia del matrimonio in Europa

Il matrimonio nella Grecia antica
Nella Grecia antica, il matrimonio avveniva solo dopo l'istituzione fra il padre della sposa (o colui che ne aveva la potestà) e lo sposo di un contratto (εγγ...ησις), con il quale la sposa veniva promessa al suo futuro marito. Tuttavia tale contratto non stabiliva di per sé la convalida del matrimonio, poichè esso era considerato valido solo se, a seguito della consegna della promessa sposa al futuro sposo, i due davano inizio alla convivenza; qualora ciò non avvenisse, il matrimonio non sussisteva. Viceversa, se una coppia intraprendeva la convivenza senza aver prima istituito l'εγγ...ησις, l'unione era considerata illegittima.[7] La continuata coabitazione dei coniugi era, nell'antica Grecia, l'elemento essenziale per stabilire la sussistenza di un matrimonio; qualora infatti la convivenza fra gli sposi fosse interrotta, il matrimonio stesso era considerato sciolto. In tre casi la convivenza poteva essere interrotta:

Se la moglie abbandonava il marito e non aveva più intenzione di tornare a vivere con lui.
Se il marito rimandava la propria moglie a casa sua, dai propri genitori.
Se il padre della moglie, o chi ne avesse l'autorità, avesse imposto alla moglie di separarsi dal proprio marito (tale interferenza era permessa solo secondo certi termini di legge).
In Grecia, l'uso di festeggiare fastosamente le nozze, oltre ad essere una tradizione, era anche essenziale per attestare il consenso paterno al matrimonio della propria figlia, poichè lasciava presupporre che, prima dell'unione, vi era stato l'εγγ...ησις. Infatti, né ad Atene né nelle altre città greche vi erano uffici di stato civili che potessero certificare l'avvenuta istituzione dell'εγγ...ησις. In virtù di questa ragione, nel caso in cui il matrimonio non fosse stato sufficientemente reso noto, sarebbe potuto accadere che qualcuno ne mettesse in dubbio la legittimità.

Per Esiodo, il giorno più propizio per sposarsi era il quarto del mese; il mese in cui venivano celebrati la maggior parte dei matrimoni era gennaio, tan'è che ad Atene esso era chiamato mese delle nozze. Fra i rituali matrimoniali largamente in uso, seppure non propriamente obbligatori per la validità del matrimonio, c'erano: l'usanza dei padri di ciascun coniuge di notificare il matrimonio alla propria fratria; un bagno purificatore, fatto da entrambi gli sposi, in una fonte sacra (il Calliroe ad Atene, l'Ismeno a Tebe); il padre della sposa compiva dei sacrifici propiziatori alle due divinità maggiori, mentre la sposa bruciava la bile dell'animale sacrificato (ciò indicava la necessità di un matrimonio privo d'ira); Il giorno delle nozze si teneva un banchetto sia a casa dello sposo che a casa della sposa; successivamente, avveniva l'incontro fra gli sposi nella casa di lei. La sera, il marito conduceva a casa propria la sposa, mentre si formava un corteo condotto da un carro nunziale, trainato da muli e buoi; sul carro siedevano la sposa, affiancata dallo sposo e dal parente più stretto. Qualora però per lo sposo il matrimonio non fosse stato il primo, siedeva affianco alla sposa un suo rappresentante. Una volta arrivati a casa, la madre della sposa accompagnava la figlia nella camera da letto, dove poi la lasciava col proprio marito.

Il matrimonio nella Roma antica
Il diritto romano obbligava alla monogamia, mentre ammetteva la prostituzione, il concubinato, il sesso extraconiugale, il sesso omosessuale e il sesso con gli schiavi.

All'origine il matrimonio non era basato su alcun rito, era sufficiente la convivenza cum affectione a sancire legalmente l'unione.

Fu con gli ordinamenti dell'antica Roma che, almeno fra le culture mediterranee, ebbe diffusione un criterio distintivo della famiglia "legalizzata" dal rito pubblico, originandosi una sperequazione, non disgiunta da una qualche riprovazione sociale, nei confronti dei "figli naturali" e di quelle che con espressione dei nostri giorni si potrebbero chiamare "unioni di fatto". Col diritto romano la coppia di coniugi veniva distinta, attraverso il rito di pubblica valenza, come una famiglia, centro di imputazione di una raggiera di diritti e di obblighi, tanto fra i coniugi che fra questi ed il mondo esterno, la posizione dei figli situandosi in dipendenza di quella dei legittimi genitori. L'individuazione a fini sociali della famiglia rifletteva tanto l'esigenza di ordinare la materia, quanto il retaggio delle molte variegate formule già in uso presso culture o religioni precedenti l'era romana.

La formula matrimoniale latina, nella sua estrema concisione, "Ubi tu Gaius, ego Gaia", sintetizza la condizione della donna che la pronunziava e che con questa dichiarazione si sottometteva alla potestas del marito, contestualmente lasciando quella del pater familias, venendone ascritta al complesso dei beni disponibili.

È ben nota la definizione del giurista romano Modestino, secondo cui nuptiae sunt coniunctio maris et feminae et consortium omnis vitae, divini et humani iuris communicatio ("le nozze sono l'unione tra uomo e donna implicante un consorzio di tutta la vita, retta dal diritto divino e umano").

Il matrimonio romano era organizzato dai padri dei futuri sposi, che facevano conoscenza solo al momento del loro fidanzamento (in occasione del quale il giovane promesso sposo offriva del pane). Il matrimonio faceva parte dei doveri del cittadino romano.

La data della cerimonia e il suo svolgimento erano soggetti ai presagi degli auguri, come lo erano tutte le azioni della vita di un Romano.

La sposa era vestita di bianco, coperta dal velarium flammeum, velo di colore arancio, e incoronata di una corona di fiori.

Le justae nuptiae (giuste nozze) erano tuttavia riservate ai soli cittadini romani; era questo l'unico matrimonio riconosciuto dal diritto. In tutti gli altri casi, (un cittadino e una non-cittadina, o una schiava) il matrimonio non era riconosciuto, e i bambini nati da tali unioni erano illegittimi. Gli sposi dipendevano allora dalla giurisdizione del loro paese d'origine. Nel caso degli schiavi, il loro padrone poteva accordargli il contubernium, unione senza valore giuridico, così come poteva romperlo.

Il matrimonio nell'alto medioevo
Una scena del matrimonio della Vergine in un affresco medievale.La cristianizzazione dell'impero romano e le successive invasioni barbariche modificarono tali pratiche.

Il modello "un uomo-una donna" per il matrimonio cristiano fu difeso da Sant'Agostino (354-439) con la sua lettera Il buono del matrimonio. Per scoraggiare la poligamia, egli scrisse "era permesso tra padri antichi: se è permesso anche ora, io non vorrei pronunciarmi frettolosamente. Perché non c'è ora necessità di generare figli, come c'era allora, quando, anche se le mogli portavano figli, era permesso, al fine di avere una posterità più numerosa, sposare altre mogli, cose che ora certamente non è legale" (capitolo 15, paragrafo 17). I sermoni dalle lettere di S. Agostino furono popolari ed influenti. Nel 534 l'imperatore romano Giustiniano condannò il sesso al di fuori di quello dei confini matrimoniali tra uomo e donna. Il Codice Giustiniano fu la base della giurisprudenza europea per un millennio.

Il matrimonio divenne una cerimonia privata, che si svolgeva al domicilio della futura sposa, e dava luogo a dei ricongiungimenti familiari. Talvolta era impartita una benedizione, ma senza che essa avesse valore ufficiale. Il matrimonio era un mutuo contratto, scritto e firmato. Veniva sancito dalla reciproca promessa verbale della coppia che sarebbero stati sposati l'un l'altra; la presenza di un sacerdote o di altri testimoni non era richiesta se le circostanze la impedivano. Questa promessa era conosciuta come il "verbum".

In seguito, con il declino dell'impero romano, l'abitudine di firmare uno scritto scomparve progressivamente, lasciando il posto a numerosi abusi: solo dei testimoni (della cerimonia, o della vita coniugale), ormai, potevano giustificare l'esistenza dell'unione.

Allo stesso modo, i matrimoni "segreti", i "ratti" (senza il consenso dei genitori della ragazza) e i divorzi divennero frequenti. Si conosce, ad esempio, il caso del rapimento di Matilde da parte di Guglielmo il Conquistatore, e le 5 spose e la mezza dozzina di concubine di Carlo Magno.

Il matrimonio nel basso medioevo
Con il concilio Lateranense IV nel 1215, la Chiesa cattolica regolamentò ufficialmente il matrimonio per la prima volta:

impose l'uso delle pubblicazioni (per evitare i matrimoni clandestini)
fu solennemente proclamato che il matrimonio tra cristiani è un sacramento
per evitare i divorzi, il matrimonio fu legalmente reso indissolubile anche agli effetti civili, salvo per morte di uno dei due coniugi
fu richiesto il consenso libero e pubblico degli sposi, da dichiarare a viva voce in un luogo aperto (contro i ratti e le unioni combinate)
fu imposta un'età minima per gli sposi (per evitare il matrimonio di bambini, e in particolare di ragazze molto giovani),
fu regolamentato l'annullamento del matrimonio in caso di invalidità del sacramento: violenze sulla persona, rapimento, non consumazione, matrimonio clandestino ecc.
Tale Concilio fissò delle regole largamente riprese in seguito nel matrimonio civile, istituito in Francia nel 1791 durante la rivoluzione francese.


Il matrimonio nell'era moderna
Con la riforma protestante negli stati in cui il sovrano, secondo il principio del cuius regio eius religio, aveva scelto la confessione cristiana riformata, il compito della registrazione dei matrimoni e della loro regolamentazione passò allo stato. Dal Seicento molti dei paesi europei protestanti videro una pesante presenza dello stato nel matrimonio.

Negli stati cattolici furono invece riconosciuti i pronunciamenti del Concilio di Trento, che rinforzò la regolamentazione del sacramento del matrimonio: celebrazione davanti ad un parroco e a dei testimoni, obbligo per gli sposi di registrare la propria unione in un registro conservato nella parrocchia, divieto di coabitazione al di fuori del matrimonio (per evitare il concubinato e i figli illegittimi).


Il matrimonio nell'era contemporanea
In Europa erano di solito gli uffici ecclesiastici a rendere ufficiali i matrimoni con la loro registrazione agli effetti civili. Avvenne perciò un passo significativo verso una chiara separazione tra chiesa e stato e un indebolimento del ruolo delle chiese cristiane in Germania, quando il Cancelliere Otto von Bismarck introdusse lo Zivilehe (matrimonio civile) nel 1875. Questa legge rese la dichiarazione del matrimonio davanti ad un ufficiale dell'amministrazione civile (affermando entrambi gli sposi la volontà di sposarsi) la procedura per rendere un matrimonio legalmente valido e ridusse il matrimonio religioso ad una mera cerimonia privata.


Il matrimonio ai nostri giorni
Molte delle assunzioni della società riguardo la natura e lo scopo del matrimonio e della famiglia sono cambiate e stanno ancora cambiando. A differenza di quanto avveniva in passato il matrimonio non è più una tappa obbligata nella vita dell'individuo. L'istituto legale del divorzio permette di sciogliere il vincolo matrimoniale. I gruppi di sostegno dei diritti degli omosessuali, infine, appoggiano l'apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso.

Dalla seconda guerra mondiale l'occidente ha visto forti crescite del numero di divorzi, del numero delle convivenze senza matrimonio, del numero di persone non sposate, del numero di bambini nati fuori dal matrimonio e pure una crescita nel numero di adulteri. È di fatto emerso un sistema che può essere chiamato di monogamia seriale. Il matrimonio è evoluto da un patto a vita che può essere rotto solamente per colpa o morte, a un contratto che può essere rotto da ogni parte su richiesta. Tra le altre variazioni avvenute nel matrimonio occidentale dalla prima guerra mondiale vi sono:

Diversamente dal XIX secolo, la donna, non l'uomo, ottiene l'affidamento dei figli in oltre l'80% dei casi di divorzio.
Entrambi i coniugi hanno il dovere formale di sostegno al coniuge (non più solo il marito).
I figli nati fuori dal matrimonio hanno gli stessi diritti di sostegno dei figli nati all'interno del matrimonio.
Nella maggior parte degli stati lo stupro all'interno del matrimonio viene punito legalmente.
Il marito non può più punire fisicamente la propria moglie.
Le proprietà acquisite dopo il matrimonio non appartengono al solo titolare. Queste proprietà sono considerate coniugali e devono essere condivise dai coniugi secondo la legge della comproprietà o un'equa distribuzione giudiziale.
In Europa e negli USA nel XXI secolo i soli matrimoni legalmente sanciti sono quelli monogamici (sebbene alcune sacche di società sanciscano socialmente la poligamia, seppure non legalmente) e il divorzio (la cessazione del matrimonio) è relativamente semplice e socialmente sancito. Nell'Occidente, la visione prevalente verso il matrimonio oggi è che sia basato sull'attaccamento emotivo fra i partner e intrapreso volontariamente, mentre sono banditi i matrimoni combinati.

Un fenomeno economico fiorente è fare ricorso a agenzie matrimoniali per trovare la persona da sposare.


Il mondo orientale
Alcune società permettono la poligamia, nella quale un uomo può avere più mogli; tuttavia perfino in tali società la maggior parte degli uomini ha una sola moglie. In queste società avere più mogli è generalmente considerato un segno di ricchezza e di potere.

Lo status delle mogli plurime varia da una società all'altra. Nel mondo musulmano, il matrimonio viene sancito fra un uomo e una donna, ma ci sono versetti nella sura (capitolo) 4 del Corano (la sura "delle donne") che affermano che in certe condizioni di estrema equanimità ad un uomo è consentito avere fino a quattro mogli. In Indonesia, il più grande stato a maggioranza musulmana, è consentito il matrimonio fra un uomo e una donna che professano la stessa fede, mentre agli atei non è consentito sposarsi.

Nella Cina imperiale, il matrimonio formale veniva sancito solo fra un uomo e una donna, sebbene fra le classi superiori si potessero avere in aggiunta più concubine. La moglie primaria era scelta dalle famiglie e la cerimonia nuziale era molto elaborata, mentre le concubine potevano essere prese in seguito con una cerimonia molto semplice. Solamente i figli dell'unione ufficiale erano considerati legittimi. Per controllare meglio la crescita della popolazione, a partire dall'ascesa dello stato comunista sono permesse solamente le relazioni coniugali strettamente monogame, sebbene il divorzio sia un atto relativamente semplice.


Tradizioni legate al matrimonio

Bouquet
Alla fine della cerimonia, la sposa lancia il suo bouquet di fiori verso un gruppo di donne nubili, che competono per afferrarlo; secondo la tradizione la donna che prende il bouquet avrà la fortuna di essere la prossima a sposarsi.

Dote
La sposa tradizionalmente portava con sé una "dote", cioè' un insieme di beni che la famiglia di una sposa conferisce allo sposo con il matrimonio. Era tradizione che le famiglie lavorassero per anni per costituire la dote di una ragazza, ad esempio ricamando lenzuola e biancheria che sarebbero andate nella casa degli sposi.

La sposa varca la soglia in braccio allo sposo
Una tradizione molto comune è quella dell'uomo che porta in braccio la sposa oltre la soglia della loro casa. Investigando l'origine di questa tradizione attorno al 100 d.C, Plutarco formulò tre diverse ipotesi. Nella prima sosteneva che l'atto di prendere in braccio la sposa era una messa in scena simbolica del Ratto delle Sabine. In un'altra riteneva simboleggiasse la riluttanza della sposa a perdere la sua verginità, che avrebbe fatto solo sotto costrizione. Nell'ultima suggeriva la fedeltà coniugale - essendo stata portata in casa da suo marito - l'avrebbe lasciata solo nello stesso modo. Questo certamente era inquadrato nel contesto di una cultura patriarcale, nella quale si supponeva che una donna avrebbe potuto lasciare la sua casa solamente quando fosse stata così vecchia che le persone si sarebbero chieste non di chi fosse moglie, ma di chi fosse madre. È anche stato ipotizzato che questa tradizione avesse origine da una credenza romana che fosse di cattivo auspicio per una moglie inciampare entrando nella nuova casa.

Pioggia
In Italia si dice "Sposa bagnata, sposa fortunata", mentre in Nord Europa e negli Stati Uniti, la pioggia durante la celebrazione di un matrimonio porta sfortuna.

Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio...
Secondo alcune tradizioni, per avere fortuna la sposa il giorno delle nozze deve indossare qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di imprestato, qualcosa di azzurro.

Scambio delle fedi
Nei paesi di cultura cristiana, gli sposi si scambiano la fede (o vera), che è un anello che viene indossato generalmente sulla mano sinistra al dito anulare.
Le fedi, simbolo del matrimonio Sottomissione della sposa al padre [modifica]
Alcune antiche tradizioni matrimoniali ancora sopravvivono in qualche forma nelle cerimonie di oggi. Le donne possono ancora essere simbolicamente "date via". Tale è la tradizione secondo la quale il padre della sposa accompagna la sposa all'altare, dove l'attende lo sposo. Se la sposa è orfana, il ruolo del padre viene assunto dal maschio più anziano della sua famiglia.

Sottomissione della sposa allo sposo
Alcune spose ancora giurano di "obbedire" ai loro mariti, ed alcuni sposi giurano di "prendersi cura" delle loro mogli. Questi atti non producono effetti giuridici in Occidente. In Russia vi era la tradizione che il padre della sposa donasse al genero una verga, con ciò dandole l'autorizzazione a picchiarla se non fosse stata obbediente. Nel nord dell'Albania, il giorno delle nozze il padre della sposa regala al genero una pallottola, da usare in caso d'infedeltà da parte della futura moglie. Un marito potrebbe rimuovere la giarrettiera della moglie, un simbolo della sua verginità, come segno della propria rivendicazione sessuale su di lei.

Verginità
In Occidente, in passato spesso era richiesto che i futuri sposi, in special modo la donna, fossero vergini prima del matrimonio. Una tradizione longobarda, che è continuata nel bresciano fino al XIII sec. e nei paesi di lingua tedesca almeno fino al XIX secolo, e' quella del morgengabio, o ""morgengabe", cioè "il dono del mattino" che il marito faceva alla moglie il giorno dopo la prima notte di nozze, dono che sanciva l'unione; l'espressione latina "praetium virginitatis" stava a significare che il dono veniva concepito anche come una forma di 'risarcimento' alla donna della verginità perduta.

Una vecchia tradizione in Europa, che sopravvisse nel ventesimo secolo nelle zone rurali del meridione, richiedeva che la verginità della sposa fosse provata esponendo le lenzuola del letto matrimoniale (sporche di sangue) dopo la prima notte di nozze.

L'abito nuziale bianco della sposa sta a indicare la condizione di verginità.[senza fonte] Infatti, le donne vedove o divorziate che si risposano normalmente non hanno l'abito bianco, in quanto si presuppone che non siano più vergini. Oggi la tradizione dell'abito bianco continua e viene spesso applicata anche nei casi in cui è ben noto che la sposa non sia vergine.

In alcuni Paesi, il fatto che la sposa non sia vergine il giorno delle nozze è causa sufficiente perchè la sposa possa essere ripudiata dal marito [11]. Questa è una delle cause dell'aumento di richieste di ricostruzione chirurgica dell'imene, anche in Europa.

Critiche

Eliminazione del riconoscimento legale del matrimonio
Sotto il principio della separazione tra stato e chiesa, i progressisti criticano la regolazione governativa e il coinvolgimento dello stato nel matrimonio, perché molti ora considerano il matrimonio un'istituzione religiosa. La visione progressista è che se un governo deve riconoscere completamente un matrimonio, esso deve essere trattato come un contratto qualsiasi tra due parti liberamente consenzienti, il che ridurrebbe essenzialmente il diritto di famiglia ad un sottoinsieme dei contratti legale. Gli aspetti religiosi dovrebbero restare sotto la giurisdizione delle rispettive organizzazioni religiose e dei relativi tribunali ecclesiastici (ovviamente se esistono). Sviluppi legali relativamente nuovi come gli alimenti passati da ex-conviventi hanno già condotto certi governi verso questa direzione.


Matrimonio svantaggioso per le donne
Altri opinionisti hanno argomentato contro il matrimonio, talvolta condannando pratiche locali individuali e talaltre l'intera istituzione del matrimonio. Una buona parte di queste critiche provengono da personalità femministe, le quali sostengono che in molte culture il matrimonio è particolarmente svantaggioso per le donne.

In alcune tradizioni il matrimonio potrebbe essere un traumatico, spiacevole avvenimento per una ragazza. "La sorte delle donne" scritto ad Atene alla metà del V secolo a.C. lamenta questa situazione:

Le giovani donne, secondo me, hanno la più dolce delle esistenze conosciute ai mortali nelle case dei loro padri, perché la loro innocenza mantiene sempre i bambini felici e al sicuro. Ma quando raggiungiamo la pubertà e possiamo capire, siamo spinti via e venduti dai nostri dei ancestrali e dai nostri genitori. Alcune vanno in case di uomini sconosciuti, altre a stranieri, alcune in case senza gioia, alcune in luoghi ostili. E oltre tutto questo una volta che la prima notte ci vincola ai nostri mariti noi siamo forzati a lodarli e dire che va tutto bene.


Critiche delle associazioni maschili
Uno studio della Social Health of Marriage negli Stati Uniti riporta La continua diminuzione del tasso di matrimonio, accompagnata da un aumento delle coppie conviventi; un piccolo incremento della percentuale di bambini che vivono in famiglie problematiche e che sono nati fuori dal matrimonio; un sensibile aumento dell'apertura verso l'avere figli fuori dal matrimonio da parte di giovani ragazzi e, tra le ragazze, un aumento della disponibilità a vivere insieme prima di sposarsi. Tuttavia, non spiega l'atteggiamento nei confronti del divorzio.

Molti uomini lamentano il fatto che ordini di protezione vengano emessi con troppa facilità in seguito a richieste non necessarie. A causa di un ordine di protezione, l'ex-marito viene fisicamente allontanato dalla casa e dai figli.

Inoltre molte associazioni lamentano che le leggi sul patrimonio comune e sull'affidamento della casa al coniuge più debole (quasi sempre la donna) siano ingiuste perché di fatto spogliano i mariti dei loro beni a vantaggio delle mogli che spesso non hanno mai lavorato.


Alcune statistiche sul matrimonio
I matrimoni celebrati in Italia nel 2007 sono stati poco più di 250.360, contro i circa 419.000 del 1972. Questo è un primo dato che indica la crisi del matrimonio in Italia (fenomeno comune ad altri paesi occidentali). Un altro dato significativo di questo fenomeno è rappresentato dall'età media in cui si contrae matrimonio, che nel 2007 è stata di 32,64 anni per gli uomini celibi e 29,93 per le donne nubili. Per i divorziati l'età sale a 47,87 anni per gli uomini e 48,93 anni per le donne. Per i vedovi l'età media è di 61,49 anni per gli uomini e 48,93 anni per le donne. A titolo di confronto per tutti gli anni '70 del XX secolo l'età media è stata di circa 27 anni per gli uomini e inferiore ai 24 per le donne. Solo il 70% dei 35enni del 2005 è sposato, a fronte dell'85% di 15 anni prima. I dati però sono disomogenei tra le diverse aree geografiche d'Italia. Mentre il tasso di nuzialità nel centrosud è 4,9 matrimoni ogni mille abitanti, questo indicatore scende a 3,8 nel Nord.


La crisi del matrimonio religioso e la crescente diffusione dei matrimoni civili
Altra novità degli ultimi anni in Italia è il forte aumento percentuale dei matrimoni civili, che nel 2008 hanno rappresentato il 37,19% dei matrimoni [17], contro il 20,29% del 1996 . Anche in questo caso esistono notevoli differenze tra le diverse aree del paese. Dai dati ISTAT del 2008, gli ultimi disponibili, si evince che tutte le regioni del centro e nord Italia hanno registrato quasi tutte percentuali superiori al 40%, con punte superiori al 50% in Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna e Toscana. Il matrimonio religioso mantiene invece una quota alta in quasi tutte le regioni del Sud Italia, rappresentando oltre il 75% in quasi tutte le regioni meridionali, ad eccezione dell'Abruzzo e di alcune province, con punte dell'85,5% in Basilicata.

Dal raffronto dei dati del 2007 con quelli coi primi dati disponibili per il 2008 si registra un ulteriore progresso della percentuale dei matrimoni civili. Nel 2008 nella provincia di Bolzano i matrimoni civili sono stati il 61,47% del totale. In quella di Forlì sono stati il 49,5%, in quella di Savona il 53,3% e in quella di Modena il 53,8%. Nella città di Roma dal 2007 al 2008 i matrimoni civili sono passati dal 44,2% al 45,5% .

Altro fenomeno significativo è rappresentato dal fatto che i matrimoni civili hanno percentuali molto più elevate nei centri urbani, rispetto che a quelli rurali. A testimonianza, che nel centro sud e nei piccoli paesi le tradizioni sono maggiormente consolidate. L'aumento dei matrimoni civili è dovuto ad una serie di fattori.

Nel 2007 il 7,18% delle spose e il 7,84% degli sposi erano divorziati, per i quali non è ammesso il matrimonio religioso cattolico.
Nel 2007 il 13,80% dei matrimoni era con almeno uno straniero. Spesso, ma non sempre, gli stranieri praticano culti per i quali lo stato italiano non riconosce la validità civile del matrimonio religioso. Quando uno solo degli sposi è straniero la ragione del matrimonio civile è anche la disparità di culto.
La progressiva disaffezione nella religione cattolica e, più in generale, verso il sentimento religioso. I matrimoni religiosi sono scesi dai 257.555 del 1991 [24] ai 214.255 del 2000, fino a calare a 156.541 del 2008. Infatti l'incidenza dei matrimoni con divorziati e con stranieri non può spiegare da sola il 37,19% dei matrimoni civili nel 2008.
Occorre infine precisare che il numero dei matrimoni religiosi può essere leggermente sottostimato; nelle statistiche Istat infatti vengono considerati solo i matrimoni concordatari e civili. Non sono invece inclusi i matrimoni religiosi; in diversi casi gli sposi scelgono di effettuare separatamente il matrimonio civile e quello religioso (non concordatario), per svariate ragioni, tra le quali il desiderio di una unione religiosa successiva a quella civile, l'esistenza di impedimenti giuridici di natura civile ma non ecclesiastica, il differimento tra i due matrimoni per conseguire più rapidamente gli effetti civilistici e successivamente sancire l'unione col rito religioso. Nelle statistiche questi casi sono classificati come solo civili o non vengono conteggiati perché celebrati solo con rito religioso. Secondo una indagine della C.E.I. il 3,4% delle coppie di partecipanti ai corsi per matrimoni religiosi è già sposato civilmente, per cui si dovrebbe dedurre che per ogni 29 matrimoni concordatari c'è un matrimonio canonico celebrato con solo rito religioso cattolico.

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